“LA CORTE È UN LUOGO CHE LIBERA TUTTI”: INTERVISTA AD ALESSANDRO GALLO

Intervista a cura di G. Davoli, A. Iotti, R. Ramadani, G. Rendina.
Alternanza scuola-lavoro 2019 Liceo Classico Muratori di Modena. Liceo Linguistico Scandiano

Alessandro Gallo, ideatore di progetti di teatro ragazzi, nasce a Napoli, il 6 giugno 1986. Vincitore di numerosi premi, dal 2015 lavora presso la Corte Ospitale di Rubiera. Ragazzo aperto, solare e determinato, si è reso disponibile per rispondere ad alcune nostre curiosità riguardo al ruolo che ricopre all’interno della struttura.

Come sei arrivato alla Corte Ospitale?
Sono arrivato alla Corte Ospitale 4 anni fa e sono stato chiamato da Walter Zambaldi, ex direttore, al fine di occuparmi di teatro ragazzi.

Qual è il primo ricordo che hai legato al teatro?
Il primo ricordo legato al teatro è un mio ingresso in uno spettacolo sulla rivoluzione partenopea, avevo 11 anni, entrai nel tempo sbagliato e feci un errore durante lo spettacolo.

Perché hai scelto di lavorare nell’ambito del teatro?
Non l’ho scelto io, ma la mia insegnante di scuola media. Ero un ragazzo irrequieto e la punizione fu quella di farmi fare un laboratorio di teatro che poi è durato tutti e tre gli anni di scuola media. Dopo la prof mi indirizzò in un’accademia teatrale di Napoli. Successivamente mi sono trasferito a Bologna.

Perché ti piace lavorare con i più giovani?
Perché credo che chiunque decida di far teatro a livello professionale deve assolutamente partire dai ragazzi, in quanto non è solo una radice ma è tutto, sia dal punto di vista dei contenuti sia per chi decide di scrivere. Bisogna riuscire a scrivere per i ragazzi in modo chiaro: colpendo loro significa poi che è molto più semplice scrivere per i più grandi.

Dato che svolgi diverse attività, che percezione hai della Corte?
Io credo che la Corte sia uno dei pochi luoghi in questo paese in cui c’è qualcuno che si prende cura dell’altro e questo a sua volta si prende cura della Corte. È un luogo dove chiunque entri, attore o operatore, capisce che il teatro è un luogo comunitario in cui si cresce insieme. Quindi per me è un luogo fondamentale per il mio percorso di artista e di operatore.

Come riesci a conciliare tutte le attività che svolgi?
Mi sveglio alle 4:45 del mattino e vado a letto alle 2 di notte e non è facile. Fino a quando riesco fisicamente a fare quello che amo fare non mollerò, perché sarebbe un peccato distrarsi.

Qual è stato il momento più bello e quello più difficile in Corte?
Ogni giorno c’è qualcosa di bello e stimolante. Il momento più difficile è stato l’anno scorso in cui io, Giulia, Tania, Manuela, Sonia e Willi abbiamo dovuto gestire per più di 20 giorni il progetto “Forever Young” con 70 persone qui ospiti, tra cucina, sale, spettacoli e operatori. Eravamo in pochi però ce l’abbiamo fatta con un grande applauso finale di tutti.

Dato che tu stesso sei un artista, come vivi con le compagnie che vengono ospitate in Corte?
Penso che sia uno dei posti più belli in questo paese e che qualsiasi compagnia venga ospitata qui difficilmente si chiude nel proprio guscio, ma tutti hanno la voglia di donare qualcosa e ricevere qualcosa. La corte è un posto magico. Se si segue una prova all’interno di un teatro, l’ambiente rende ciascuno un po’ più rigido, la corte invece è un luogo che libera tutti.

Se potessi tornare indietro cambieresti qualcosa della tua carriera?
No assolutamente, anzi mi reputo veramente fortunato.

Come ti sei sentito dopo i vari premi che hai ricevuto?
In verità, non ho mai avuto un buon rapporto con i premi; sono dei passaggi che è bello se avvengono nella propria vita professionale, ma li devi prendere come un punto di partenza verso qualcosa.  Subito dopo un premio bisogna rimettersi a lavoro, cercando di migliorare il più possibile.

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