TEMPO, RECIPROCITÀ E DIALOGO: RACCONTI DI UN’ESPERIENZA IN SALA PROVE

a cura delle classi 3E e 3F del Liceo Scientifico Gobetti di Scandiano (RE) percorso di PCTO

Che cosa accade quando lo sguardo degli spettatori entra in una sala prove e intercetta il cuore del processo creativo? Quali intrecci si generano?

I ragazzi e le ragazze della 3E e 3F del Liceo Scientifico Gobetti di Scandiano hanno incontrato nel loro percorso di PCTO in Corte Ospitale la compagnia Oyes, al lavoro in questi mesi sul nuovo spettacolo “The Oblomov Show. Prove di una vita tranquilla”. Ne sono nati un confronto attivo e uno scambio reciproco, che hanno trovato spazio nelle parole che i ragazzi hanno scelto per raccontare quest’esperienza.

Elena B., Laura G., Laetitia G., Beatrice N.

“Oggi abbiamo assistito ad una sessione di prove della compagnia teatrale Milanese Oyes alla Corte Ospitale di Rubiera, dove abbiamo avuto l’opportunità di entrare in una delle sale prova delle Corte in cui la compagnia si è dilettata nell’improvvisazione di una parte dello spettacolo che porteranno in scena quest’estate, “Oblomov”, tratto dall’omonimo romanzo. Differentemente da come ci aspettavamo, la sala prove non somiglia ad un teatro, niente palco e luci, ma solo un tavolo e pochi oggetti indispensabili. Fin da subito gli attori sono stati un tutt’uno con la scena senza far sentire il distacco tra la vita reale e la recitazione. Infatti, si sono talmente calati nella parte e immedesimati nei propri personaggi, che sono riusciti sia a coinvolgere emotivamente se stessi, che a creare una forte empatia con il pubblico. Ci ha colpito il fatto che le stesse situazioni raccontate dal romanzo Oblomov dell’800 possano essere riadattate ai giorni nostri senza perdere quei principi e quei valori che portano con sè: molte circostanze ed esperienza di vita sono universali e ci trasmettono gli stessi insegnamenti di secoli fa. Successivamente abbiamo avuto l’occasione di confrontarci con gli attori sulla loro esperienza e su come vivono e si approcciano a determinate situazioni: non tutti hanno avuto la “vocazione” del teatro fin dall’infanzia , a volte la si è scoperta in età più avanzata e in ogni caso , l’intraprendere questa strada ha richiesto numerosi sacrifici di cui non si pentono, ma che li mettono di fronte ad alcuni dubbi . In conclusione la compagnia Oyes ci è sembrata molto capace e talentosa e grazie a questa esperienza abbiamo capito che il mondo del teatro non è solamente la messa in scena di quel copione che lo spettatore vede sul palco, ma è un agglomerato di persone, tempo, prove, discussioni, cooperazione, rinunce e sforzi che va al di là dei singoli attori e della singola serata di rappresentazione. Il cerchio quindi, circoscrive un sistema di forze e interazioni che supera l’immaginario collettivo.”

Nora B. , Giulia B. , Lorenzo B. , Andrea T. , Simone Z.

“Otto amici, una passione in comune, il teatro. La compagnia “Oyes” nata a Milano nel 2010, vincitrice di molti premi tra cui il prestigioso premio Hystrio Iceberg nel 2018 porta in scena spettacoli dai temi profondi e attuali, riguardanti la società di oggi. Noi ragazzi dello scientifico abbiamo avuto l’onore di incontrare Oyes nel luogo in cui tutte le idee prendono forma: la sala prove. Accolti dalla Corte Ospitale di Rubiera, gli artisti possono dedicarsi liberamente alla creazione della loro opera. Le prove a cui abbiamo assistito consistono in un’improvvisazione, dove gli attori hanno solo pochi “paletti” fissati dal regista Cordella e devono inventare sul momento scene e dialoghi orientandosi solo con quelle poche indicazioni date e su quello che sanno dei personaggi e della trama, cercando allo stesso tempo di immedesimarsi nei ruoli a loro affidati. Da qui cominciano a mettere in ordine le idee che serviranno poi per scrivere il copione. L’opera che porteranno in scena quest’estate si chiama “The Oblomov Show”, tratta dall’opera “Oblomov” di Gončarov. Nel loro riadattamento Oblomov, il protagonista, è un uomo asociale, apatico che evita pgni contatto con la società e non si muove mai dal divano. Le uniche persone con cui si relaziona sono l’irresponsabile fratello Zachar, l’amica Agafia, che con spirito materno aiuta i due, l’amico Stolz. Sarà proprio questo a convincere Oblomov, un giorno, a uscire di casa e gli presenterà Olga, una ragazza estroversa e alla mano. Tra Olga e Oblomov nasce l’amore e ha così inizio la loro relazione. Riuscirà Oblomov a riallacciare i rapporti con il mondo esterno? Come lui, molti giovani d’oggi si ritirano in solitudine, spesso dietro ad uno schermo, evitando il contatto con la realtà ed è questo uno dei punti principali che la compagnia vuole mettere in evidenza. Nel guardare le scene improvvisate proposte dagli attori, abbiamo riconosciuto un comportamento frequente nella nostra generazione, sentendoci toccati. Ci siamo stupiti della bravura degli attori in scena, che inventano sul momento battute e situazioni con una naturalezza e una disinvoltura tali da far sembrare che stessero seguendo un copione già scritto; ci siamo anche incuriositi al punto da porre delle domande alla compagnia alla fine della prova, alle quali hanno risposto con grande gentilezza e disponibilità. Abbiamo così potuto conoscere un po’ della storia degli artisti, da dove è nata la loro passione, che idee hanno del teatro e che emozioni e sensazioni suscita in loro. Personalmente è un’esperienza che ci è piaciuta molto e speriamo (e auguriamo anche a voi) di viverne una simile in futuro.

Elena B. , Simone P. , Marta B. , Beatrice L. , Elisa G.

«Il cinema e il teatro sono la vita senza le parti noiose»: così afferma Alfred Hitchcock, uno dei registi più noti al mondo. Abbiamo potuto confermare in prima persona la veridicità di queste parole assistendo alla terza prova della compagnia Oyes in vista dello spettacolo “Oblomov”, che debutterà quest’estate. Con nostra grande sorpresa, non appena entrati nella sala prove, siamo stati avvolti da un’atmosfera sospesa che ci ha fatto immergere in modo fluido nell’azione scenica senza che quasi ci accorgessimo del cambiamento. Gli attori hanno recitato improvvisando il primo atto basandosi su pochissime linee guida. Il regista ci ha infatti spiegato che il metodo di stesura dei copioni di questa compagnia si fonda sull’elaborazione collettiva derivante da un confronto dinamico scaturito da una serie di arrangiamenti che, prova dopo prova, entrano sempre più nello specifico portando al completamento dell’opera. Il copione non è quindi solo frutto della mente del regista, ma dell’intera compagnia. Un altro motivo di stupore sono stati per noi gli elementi scenografici che, nonostante la loro esiguità, hanno dato vita a luoghi e ambientazioni complessi e fra loro differenti. Per esempio, un semplice tavolino ha svolto sia la funzione di scrivania sia, in un secondo momento, quella di tavolo da bar. Oltre a questi rapidi cambiamenti spaziali, sono stati frequenti anche i salti temporali, guidati dal regista, i quali a nostro parere richiedono una forte elasticità mentale da parte degli attori. Questi hanno infatti dato prova della loro abilità adattandosi ai cambiamenti improvvisi con reattività e senza passaggi troppo bruschi. Quest’esperienza ci ha consentito di entrare in diretto contatto con gli attori stessi permettendoci di instaurare un dialogo e di soddisfare le nostre curiosità ponendo domande. Abbiamo appreso che per intraprendere questa carriera sono necessari sacrifici importanti, ma che, nonostante questo, non è mai troppo tardi per inseguire le proprie passioni. L’elemento che ci ha colpito maggiormente non è stato però a livello scenico e strutturale, ma emotivo: fin da subito la loro naturalezza ci ha infatti impressionato e catturato come bambini che si imbattono in esperienze nuove. Abbiamo seguito con crescente interesse questo squarcio di vita quotidiana che, con le sue sfumature ironiche, è riuscito a strapparci qualche risata, ma anche a farci riflettere su tematiche profonde e attuali. Scavando più a fondo nella psicologia dei personaggi e nelle loro interazioni, sono infatti emersi concetti universali come la misantropia, la depressione, la pigrizia, l’apatia e l’incapacità di mettersi in gioco accontentandosi costantemente delle proprie condizioni. Una delle peculiarità di Oyes è proprio quella di saper trattare argomenti odierni e criticare le crepe della società anche adattando scritti ottocenteschi. In conclusione, abbiamo constatato quanto quest’attività sia stata preziosa sia per noi che per la compagnia, poichè ha permesso uno scambio reciproco di pensieri, arricchendo noi stessi di conoscenze in un campo a cui prima eravamo estranei, regalandoci emozioni e l’opportunità di assistere a un’esperienza singolare e, per mezzo del confronto, di trasmettere loro il nostro feedback sullo sviluppo della rappresentazione ancora abbozzata. Il loro obiettivo è quello di raggiungere il maggior numero possibile di menti; sicuramente con noi hanno avuto successo, restandoci impressi nella memoria, al punto che consigliamo caldamente a chi ne ha la possibilità di sperimentare questo tipo di sensazioni.”

Elena C. , Alessio B. , Elisabetta C. ,  Veronica R. , Valentina V.

“Entrando in una sala prove, ci si accorgerà di quanto lavoro e tempo effettivi ci siano dietro a un semplice spettacolo di qualche ora. Abbiamo avuto l’occasione di essere spettatori di un’ora di improvvisazione in preparazione allo spettacolo “Oblomov”, che debutterà quest’estate. Non appena siamo entrati non si è capito se gli attori si fossero già immedesimati nelle loro parti. Nonostante il nostro arrivo, non si sono fatti distrarre dalla nostra presenza e hanno continuato a svolgere le loro abituali prove. In seguito ad un’ora di totale improvvisazione, abbiamo avuto il privilegio di confrontarci con la compagnia. Grazie a questo dialogo, abbiamo scoperto che il risultato è frutto di molti mesi di duro lavoro, che spesso viene sottovalutato. Alla base di questo spettacolo c’è il romanzo “Oblomov”, letto dai membri della compagnia, che si sono soffermati sull’analisi di ogni singolo personaggio, ricollegandosi a problematiche attuali come asocialità, depressione, pigrizia e amicizia. Durante questa terza giornata di prove hanno rappresentato il primo atto, che andrà man mano perfezionandosi. Bellissima è stata la possibilità di immergerci in questa realtà a noi in parte sconosciuta, che ci ha dato l’occasione di avere un confronto diretto con professionisti di questo mestiere. Questi ci hanno spiegato cosa li abbia spinti a intraprendere questa strada, che può comportare sacrifici ed eventuali fallimenti. Sorprendente è stata anche la loro capacità e scioltezza d’improvvisazione, che sembrava parte di un copione. Grazie alla loro spontaneità sono stati in grado di strapparci una risata e, allo stesso tempo, di farci riflettere sull’importanza dei temi trattati. Tutto ciò ha, dunque, alimentato il nostro interesse verso l’arte del teatro e ci ha spinto a comprendere che questo è ovunque e ci circonda, senza la nostra consapevolezza.”

Beatrice M. ,Luca B. , Maia G. , Sofia C. , Dennis A.

“Noi ragazzi del liceo scientifico Piero Gobetti siamo seduti in una sala prove alla corte ospitale di Rubiera, luogo dove ogni giorno sono ospitati attori e circensi a cui viene data la possibilità di creare e provare i loro spettacoli. Il regista di uno di questi, Stefano Cordella, dopo averci accolti, ci introduce la storia che porteranno in scena nei teatri italiani nell’estate 2020, tratta dal romanzo pubblicato nel 1859 dallo scrittore russo Goncarov, Oblomov. Dietro di lui gli attori già immedesimati nei personaggi, non prestando attenzione a ciò che accade attorno (nemmeno al nostro arrivo), cominciano a provare una delle scene. Provare a immaginare di essere qui con noi, sicuramente vi aspettereste una tipica scena ottocentesca, dettata da un copione. Invece stiamo assistendo a una reinterpretazione in chiave moderna del romanzo completamente improvvisato. Forse a parole non rende l’idea della difficoltà che la compagnia incontra nel creare uno spettacolo come questo. Dall’iniziale lavoro di riflessione a partire dal testo a quello di improvvisazione che fornisce linee guida per la stesura di un copione. Quello che colpisce di questi attori sono la capacità e il talento di unire e equilibrare parti ironiche che strappano un sorriso e parti capaci di far riflettere sul problema della civiltà contemporanea. Finita l’improvvisazione, ci prendiamo del tempo per parlare con regista e attori, che si mostrano disponibili ad un dialogo da cui emerge l’importanza dell’ascolto nel loro lavoro, non a caso il nome della loro compagnia, Oyes, in spagnolo significa “senti”. Tirando le fila di questa esperienza potremmo definirla unica perché non solo abbiamo visto ma siamo anche entrati in contatto con il mondo del teatro in tutte le sue sfumature, riconoscendo che gli stessi valori cardine, come il rispetto degli altri e l’ascolto possono e dovrebbero riflettersi nella vita di tutti i giorni, insomma…. ne è valsa la pena!

Anna F. , Camilla B. , Anna M. , Serena P. , Riccardo R.

“Avete mai pensato a cosa c’è dietro uno spettacolo teatrale? Quanti mesi di preparazione servono o quanta rielaborazione bisogna svolgere per arrivare costruire uno spettacolo ad hoc? Recandosi in sala prove ci si potrebbe aspettare di trovare gli attori intenti a memorizzare un copione già pronto, su un palco e con uno sfondo simile a quello di un vero e proprio teatro con una scenografia elaborata e di vedere il regista dare indicazioni precise agli attori per dirigere la scena. Invece, con grande sorpresa, oggi ci siamo trovati davanti una giovane compagnia, al terzo giorno di prove, cimentata in una simpaticissima improvvisazione, svolta con una tale naturalezza che ci ha colpiti e che abbiamo scoperto essere una parte fondamentale per scrivere il copione finale. L’improvvisazione è avvenuta in un ambiente essenziale e quotidiano, dotato solo di un tavolo e un paio di sedie. Durante questa sono stati usati modi e termini moderni, senza seguire alcuna direttiva del regista, che interveniva sono nei cambi di scena. Alla fine delle prove parlando con gli attori e facendogli domande, ci hanno confidato che alla base di questa improvvisazione è molto importante l’ascolto reciproco e una sorta di complicità, data da un’amicizia extra lavorativa, che permette agli attori di procedere con grande fluidità e scorrevolezza. Anche l’assegnazione dei personaggi non è stata casuale, infatti ogni attore ha ritrovato qualcosa di sé nel proprio ruolo e in questo modo l’immedesimazione è risultata più semplice e d’effetto. Possiamo quindi concludere che nonostante guardando uno spettacolo, si possa pensare che la sua preparazione segua una scaletta precisa e prestabilita e che basti mettere in scena un copione per dare vita a una buona rappresentazione, che è invece frutto di un lungo processo di rielaborazione che lascia agli attori la libertà di contribuire alla stesura dell’opera. Solo vivendo l’esperienza delle prove si può comprendere tutto ciò!

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